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IL CONSUMATORE e "LA CASTA"

Negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare di economia, spread, bund, tasse e sacrifici, tanto che anche le persone che limitavano la lettura dei giornali alle pagine di cronaca o di sport  hanno cominciato ad acquisire una certa familiarità con argomenti un tempo sconosciuti o volutamente ignorati.
I giornali e le tv, i politici e gli esperti ci hanno assicurato che dopo una necessaria fase tutta tasse e sacrifici la "bacchetta magica" delle liberalizzazioni avrebbe ridato fiato all'economia del Paese, promuovendo una nuova era di sviluppo in cui il Governo nel ruolo di Robin Hood avrebbe abbattuto lo sceriffo di Nottingham, personificazione delle caste che hanno oppresso la nazione precipitandola nella crisi attuale. Ho reso l'idea in maniera un po' colorita ma il concetto che ci è stato ripetuto in maniera incessante, gratta gratta, ha lasciato questa impressione. Ed è stato talmente martellato che quasi quasi cominciavo a crederci anch'io.
Poi siamo arrivati al dunque e ho scoperto che nel mirino di Robin Hood c'erano prima di tutto taxisti,  benzinai e farmacie.
I taxisti li conosco poco: il taxi mi ricordo di averlo preso qualche anno fa a Roma perché non conoscevo la città e avevo fretta ma non sono a conoscenza della problematica specifica. Non mi sembra però che il problema possa essere definito una priorità nazionale.  
I benzinai li conosco come utente, normalmente vado dal solito, i prezzi sono abbastanza buoni rispetto a ciò che si sente, è molto gentile e disponibile e la benzina me la fa lui senza che io mi metta a litigare con la pompa. E' comunque opinione comune che rispetto al prezzo finale al benzinaio, che peraltro ha un sacco di rischi di salute e di criminalità per il lavoraccio che fa, restino solo le briciole. All'alto costo della materia prima si aggiunge un'imposizione fiscale che da sola pesa per più del 50% sul prezzo finale. E allora gli sconti sul prezzo finale deve farli lui? Mah....
E veniamo al mio caso, che conosco meglio degli altri due. Per prima cosa mi sono domandato se sono veramente un membro della casta. Effettivamente faccio questo lavoro da più di un quarto di secolo e sono titolare della farmacia da più di 10 anni, ho pure l'aggravante che anche mio padre e mio nonno sono stati farmacisti per cui siamo in zona da quasi un secolo (ma...tranquilli! i miei figli stanno facendo e faranno tutt'altro che i farmacisti) posso onestamente concludere che faccio parte della casta. Però non riesco a capire perché in un Paese in cui una moltitudine di professionisti, artigiani e commercianti proseguono il lavoro dei genitori solo ai farmacisti sia riservato il termine di casta, che non mi pare nemmeno ben attribuito considerando che più del 70% dei Titolari non ha ricevuto la farmacia da parenti. Comunque ho cercato di fare quello che una volta si definiva "esame di coscienza" per capire dove ho oppresso il popolo dei "villici di Nottingham".
In tanti anni non devo aver combinato grossi guai per la salute della popolazione, perché non solo nessuno mi ha mai denunciato per negligenza o errori, ma anzi ho la certezza di aver contribuito ad impedire errori di altri, potenzialmente gravi (ma direi che questo fa parte dei miei doveri).
Mi sono sciroppato centinaia di notti di turno e una bella dose di domeniche e festività assortite al lavoro (e anche questo fa parte dei miei compiti), cercando di farlo col sorriso sulle labbra anche se spesso tutto congiurava per farmelo togliere.
Ho sempre cercato di fare il mio dovere in mezzo ad una serie infinita di regole burocratiche piuttosto cervellotiche, facendo in modo che i miei clienti, che come me non ne avevano colpa, ne subissero i minori danni possibili. Nonostante tante complicazioni mi sono dedicato a molteplici servizi gratuiti per l'utente come prenotazioni CUP, scarico di referti, Campagne sanitarie di educazione e prevenzione sanitaria, screening.
Riguardo ai prezzi ho applicato quelli che dovevo applicare: quando erano fissi per legge su tutto il territorio nazionale quelli erano, quando c'è stata la facoltà di diminuirli ho cercato di offrire, dove potevo, qualche risparmio al Cittadino ma è singolare che quando faccio presente che con il generico può risparmiare il più delle volte l'interessato rifiuta inorridito la sostituzione del farmaco e paga cifre considerevoli che potrebbe tenersi in tasca. Per quel che riguarda i rapporti con il Servizio Sanitario Nazionale ho sempre fornito in tempo reale quantità di dati, statistiche, files utili al cosiddetto "controllo della spesa farmaceutica" e queste operazioni mi sono costate in tempo, energie e denaro che sono state sottratte ai miei clienti. Oltretutto da decenni le farmacie effettuano al Servizio Sanitario Nazionale sostanziosi sconti su quanto dovrebbero ricevere, anche se mi rendo conto che non è molto nobile ricordarlo. Però forse non è nemmeno nobile, e tanto meno corretto, additare i farmacisti come "casta" perché normalmente la casta nelle pastoie burocratiche riesce a guadagnarci, non a perderci.
Comunque uno degli argomenti di questi giorni è la liberalizzazione delle farmacie. A mio avviso anche in campo sanitario ci sarebbe più urgente bisogno di miglioramenti e riforme in altri settori, tuttavia nel mio settore la distribuzione capillare delle farmacie è sufficientemente assicurata dalle regole attuali, ci sono sicuramente eccezioni da correggere ma mi sembra inutile "buttar via il bambino con l'acqua sporca". Dove il rapporto farmacie-popolazione non è ottimale basterebbe l'applicazione integrale delle regole attuali ma qui entrano in gioco l'inefficienza di Regioni ed Enti locali che non fanno la loro parte per la definizione e la realizzazione di concorsi e piante organiche. Invece il Governo ha scelto una strada diversa aumentando di almeno il 40% il numero delle farmacie. Questo, secondo me, indebolirà drasticamente le attuali farmacie e manderà in crisi l'attuale sistema, senza offrire alcun risparmio ai Cittadini. Infatti, partendo dal presupposto che ci sarà più concorrenza, per restare nel mercato ogni farmacia dovrebbe offrire prezzi più bassi, ma mi sembra piuttosto complicato poter fare sconti se lavori di meno e quindi presumibilmente acquisti di meno. Inoltre tutti i farmaci di fascia A, cioè quelli più importanti, hanno prezzi amministrati e i produttori hanno un margine fisso e continueranno ad essere acquistati da grossisti e farmacie allo stesso prezzo di prima, per cui eventuali ribassi di prezzi saranno solo a carico dell'ultimo anello della catena, cioè della farmacia.
Ritorno ai benzinai perché per anni ci hanno detto che il prezzo della benzina era alto perché la rete distributiva andava razionalizzata (cioè c'erano troppe pompe piccole ed erano alti i costi di distribuzione e quindi il prezzo era troppo alto, per cui bisognava diminuire il numero dei distributori sulle strade). Quindi se per abbassare il prezzo della benzina bisogna diminuire i distributori sulle strade, perché per abbassare il prezzo dei farmaci bisogna aumentare il numero delle farmacie? Qualcuno mi dirà che la benzina è diversa dai farmaci e io sono assolutamente d'accordo, per me chi viene in farmacia non è un consumatore ma un cittadino con un problema di salute. Ma se si applica al farmaco la logica del "bene di consumo" passando questi provvedimenti come liberalizzazioni, perché applicare nei 2 casi due ricette opposte per ottenere lo stesso risultato? Certo io sono un semplice laureato in farmacia e non un grande professore come quelli che ci governano e quindi nel mio ragionamento qualche errore ci sarà (a proposito: io mi sono laureato a 24 anni e quindi, secondo la moderna classificazione ideata dal vice ministro prof. Martone, non sono uno "sfigato"... almeno in questo caso mi è andata bene!). Oppure il decreto che riguarda le farmacie non è altro che il primo passo verso ciò che già accade all'estero dove in molti paesi sono le grandi multinazionali a possedere enormi catene di farmacie e la figura del farmacista indipendente come quello italiano è già superata.
In ogni caso nel giro di pochi anni vedremo chi aveva ragione e se da questa manovra il Cittadino (anzi no: il Consumatore!) ci avrà guadagnato o perduto.

 

Dr Enrico Pietrogrande, Farmacista

Titolare di farmacia rurale in provincia di Vicenza